CANTINA TERRE DEL PRINCIPE
Passione e amore sono alle radici di TERRE DEL PRINCIPE di Peppe Mancini e Manuela Piancastelli. Da 11 ettari vitati a Castel Campagnano in provincia di Caserta e dai consigli di Luigi Moio nascono 55mila bottiglie di altissima qualità da Pallagrello bianco, Pallagrello Nero e Casavecchia, antiche varietà casertane riscoperte da Peppe Mancini.
 
Una selezione dei vini della cantina Terre del Principe accompagnerà il menù creato da Rosanna Marziale in occasione della serata a lei dedicata il 9 settembre, al ristorante Il Fornaio. Poi, sarà possibile degustarli nuovamente durante la cena del gran finale, organizzata sempre al ristorante Il Fornaio di San Francisco, quando i due chef stellati Rosanna Marziale e Stefano Cerveni si sfideranno in un testa a testa gastronomico da cui emergerà il vincitore assoluto della IMAF CHEF'S CUP.
 
 
L'INTERVISTA A MANUELA PIANCASTELLI:
 
Ci racconta brevemente la storia di Terre del Principe e il suo ruolo all’interno di questa preziosa realtà vitivinicola campana ?
Terre del Principe nasce intorno alla riscoperta, fatta da mio marito Peppe Mancini alla fine degli anni ’80, di tre antichi vitigni autoctoni della provincia di Caserta: Pallagrello bianco, Pallagrello e Nero e Casavecchia. Si tratta di uve straordinarie che esistono solo in questa piccolissima parte d’Italia e che raccontano di un meraviglioso, sconosciuto pezzo della Campania. La nostra piccola azienda si sviluppa intorno a un sogno e a una passione che ha cambiato le nostre vite. Peppe infatti era avvocato ed io una giornalista del quotidiano Il Mattino,  io l’ho conosciuto per un’intervista su questa riscoperta. Poi siamo stati travolti dall’amore per il vino e Peppe ha chiuso lo studio legale e io mi sono dimessa dal giornale. Oggi abbiamo una piccola ma solida realtà di eccellenza, undici ettari di vigna da cui nascono 50mila preziose bottiglie. Mio marito ed io ci occupiamo insieme di tutto, lui più della vigna e della cantina, io maggiormente di comunicazione e commercializzazione.
 
Qual è la posizione di Terre del Principe rispetto alle iniziative che, come IMAF CHEFS’ CUP, valorizzano e diffondono in tutta Italia e nel mondo i prodotti dell’eccellenza enogastronomica italiana?
Siamo estremamente interessati ad eventi che raccontano di un’Italia e, in questa caso, anche di una Campania che punta sull’altissima qualità. Abbiamo in Italia una grande tradizione culinaria fatta di mille diversi territori, tutti con meravigliose peculiarità e prodotti differenti. E abbiamo chef che sono  interpreti straordinari di tutto questo. Poter affiancare un momento così alto di questo percorso con i nostri vini, che sono “superterritoriali”, è per noi motivo di grande orgoglio.
 
    
Il concept ideato da Rossella Canevari, da cui nel 2013 ha preso il via la manifestazione IMAF CHEFS’ CUP, ruota attorno all’unione di cibo e arte. Cosa le viene in mente pensando a questo connubio?
Il cibo può essere arte quando supera la dimensione della mera nutrizione del corpo e l’arte può essere cibo per lo spirito. Quindi possiamo dire che il cibo può nutrire l’anima. Certi piatti possono evocare emozioni, memorie, fantasie esattamente come un’opera d’arte e possono realmente esserlo. E credo che se lo chef ha un’anima grande anche i suoi piatti trasporteranno nel cuore di chi li prova un po’ dell’anima del cuoco.    
 
Se pensa ai vostri vini - o a un vino particolarmente rappresentativo della vostra cantina - e alle sensazioni che questo prodotto suscitano alla vista e al palato, c’è un’opera d’arte (o un’artista) che le viene in mente?
Credo talmente che il vino possa essere arte, o possa sposarsi con essa, che un nostro vino da me fortemente voluto, il “Piancastelli” cambia ogni anno etichetta perché viene disegnata da un diverso artista…Al di là di questo, comunque, paragonerei lo stile dei nostri vini a quello di Tamara de Lempicka: eleganza, forza, delicatezza, sensualità, identità. Non è un’artista che puoi confondere con altri, è assolutamente unica.
 
A settembre la IMAF CHEFS’ CUP si sposterà negli Stati Uniti, a San Francisco, dove approderanno anche i due vincitori della fase italiana insieme al loro bagaglio di prodotti e cultura enogastronomica nostrani. Secondo lei, in tempi recenti, come è cambiato il modo di concepire e rapportarsi degli stranieri verso i “frutti” dei nostri vigneti, soprattutto di quelli campani?
Il pubblico degli States è  colto, curioso e competente. Ed è abbastanza stanco di prodotti omologati a base di Chardonnay e Cabernet, buoni ma simili in ogni parte del globo. Perciò cerca e ama prodotti di nicchia, identitari e territoriali. Come i nostri.
 
La cantina Terre del Principe in che modo si colloca rispetto al mercato estero?
Vendiamo metà della nostra produzione all’estero, per noi è molto emozionante pensare che in questo momento c’è qualcuno che sta bevendo un nostro vino in California, o in Giappone o in Messico. E motivo di smisurato orgoglio!
 
E per concludere, dedichi un motto personale o una frase d’incitamento ai nostri due chef  che si sfideranno negli States per aggiudicarsi il titolo di vincitore assoluto della prima edizione di IMAF CHEF’S CUP.
L’importante NON è partecipare ma vincere! Quindi mettetecela tutta….

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